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1/ definizione del modernariato

2/ approfondire la conoscenza dei materiali e delle tecnologie del modernariato

3/ comprensione delle tecniche di intervento su oggetti di produzione industriale

4/definizione delle competenze necessarie al restauro del modernariato

5/ area di intervento e limiti del campo d’azione del corso

1/  Per Modernariato si intende generalmente il collezionismo di oggetti di produzione artigianale o industriale appartenenti al XX secolo, con l’esclusione di alcune tipologie che per caratteristiche storiche e artistiche rientrano nella sfera dell’antiquariato.

Il concetto di modernariato comprende anche quell’insieme di prodotti che pur non avendo alla loro origine alcun valore artistico o di progettazione, hanno rappresentato il gusto di un’epoca, quindi oggetti di consumo, di uso comune, giocattoli o altri prodotti destinati al grande pubblico.

Si configura dunque una sottocategoria del modernariato che normalmente si definisce Vintage, aprendo un panorama di specificità tecnologiche estremamente ampio e in continuo sviluppo.

2/  Parlando di modernariato bisogna prendere in considerazione la storia del design andando, grosso modo, dagli anni ’40 fino a un segmento di tempo, in continuo spostamento, di circa 20 anni rispetto al tempo attuale.

Questa storia è caratterizzata da cambiamenti profondi di stile e forma che sono stati influenzati radicalmente dalla produzione di nuovi materiali che per caratteristiche di costo, lavorabilità e struttura, hanno consentito di generare forme che prima della loro comparsa erano semplicemente inimmaginabili.

La maggior parte di questi materiali è costituita ovviamente dalle materie plastiche, ma non bisogna dimenticare l’evoluzione dell’illuminotecnica, cioè la produzione di fonti luminose che hanno permesso lo sviluppo di forme inconsuete, basti pensare ai tubi al neon e alla loro possibilità di essere curvati in qualunque forma, fino ad arrivare alla tecnologia LED che ha ridotto l’emissione luminosa a dimensioni veramente minuscole.

La produzione industriale, dal dopoguerra ad oggi ha avuto uno sviluppo straordinariamente veloce e se i cambiamenti del gusto hanno definito nuove forme e nuove funzioni, è difficile definire quando il design, la progettazione abbia influito sulla ricerca dei laboratori industriali e quanto invece non sia avvenuto l’inverso, cioè, la formulazione di nuovi prodotti non abbia influenzato i progettisti a concepire forme che prima erano impossibili da produrre.

3/  Come si è detto molta parte del modernariato è di produzione industriale o semi industriale, questo comporta alcune delle difficoltà nel restauro, prima di tutto molti materiali che hanno caratterizzato uno stile non sono più in produzione, in secondo luogo le plastiche sono soggette a un decadimento strutturale che difficilmente consente una riparazione con adesivi o un’integrazione con materiali eterogenei. Quando parliamo di materie plastiche dobbiamo considerare come facenti parte di questa categoria anche le vernici, dunque è frequente che un mobile degli anni ’50 che ha subito danni quali graffi piccole ammaccature o abrasioni superficiali, non può essere trattato come un mobile antico in cui semplicemente si rimuovono i protettivi e se ne applicano di nuovi secondo la tradizione, ma ci si trova ad avere a che fare con coating epossidici la cui rimozione è molto difficile e, essendo stati applicati con tecniche industriali, sono difficili da riprodurre con caratteristiche analoghe.

Si pone quindi spesso il problema della sostituzione di pezzi danneggiati o mancanti e conseguentemente, non essendoci magazzini di pezzi di ricambio, è necessario capire come riprodurli in modo convincente e a prezzi ragionevoli, (salvo alcune “firme” il valore del modernariato non è elevatissimo e non consente spese eccessive per il restauro), soprattutto, l’intervento deve essere invisibile o quasi.

4/ Definire le competenze di un restauratore di modernariato è assai complesso, le tecniche e le attrezzature necessarie richiederebbero laboratori multifunzionali difficilmente realizzabili, quindi si può dire che la prima competenza di chi si avventura in questo campo è una conoscenza abbastanza ampia che consenta di avere una rete di artigiani e piccole industrie, (che siano disposte a produrre piccolissime quantità o addirittura singoli pezzi), cui affidare alcune lavorazioni.

L’allestimento di un laboratorio multifunzionale, però, non è nemmeno una chimera irraggiungibile, con la disponibilità che oggi l’informazione open source ci offre possiamo essere in grado di affrontare numerosi problemi di restauro acquisendo capacità elementari di elettrotecnica, formatura, a caldo e con calchi siliconici, fusione di metalli e con la stampa 3D arrivare a riprodurre pezzi di ricambio assolutamente introvabili prima dell’avvento di questa tecnologia.

5/ Come è stato descritto, il modernariato rappresenta un settore di possibilità tecniche troppo ampio per essere contemplato in un singolo corso, per questa ragione si suggerisce di limitare l’attività formativa ad uno dei settori di questo tipo di collezionismo estremamente affascinante e ricco, ma che per sua natura presenta un arco di materiali e una tipologia di dimensioni affrontabili, l’illuminotecnica.

Nelle diverse fasi didattiche ci saranno considerazioni che esulano dalla specificità del corso e che offriranno delle linee possibili di filosofia di intervento applicabili a tutti i settori, e nel contempo offrirà un panorama abbastanza vasto di materiali e problemi da impegnare il lavoro in modo abbastanza ampio.

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Obbiettivi del corso:

- Sviluppare l’attenzione e la capacità selettiva nella ricerca di tutto ciò che è utile nella produzione di manufatti artistici, di design e di molteplici ambiti produttivi.

- Utilizzazione delle risorse tutoriali e tecniche della rete e di altre fonti open source al fine di acquisire o supportare tali capacità.

- Capacità di allestire laboratori tecnici di produzione a costi contenuti.

Il corso e le sue applicazioni:

Le capacità che il corso si propone di sviluppare hanno diverse possibilità di applicazione.

1/ Il Design.

Sono ormai più di dieci anni che il mondo della progettazione di prodotti per la casa e l’arredamento utilizza materiali riciclati, questa scelta coniuga due aspetti complementari, il riutilizzo di risorse obsolete destinate a trasformarsi in rifiuti di difficile smaltimento e una funzione estetica che alla progettazione ex novo aggiunge un elemento di nostalgia o di risonanza con molte delle poetiche dell’arte contemporanea.

2/ La Produzione artistica.

E’ inutile descrivere quanto il mondo dell’arte contemporanea si sia appropriato di ogni genere di media e di tecnica nel suo sviluppo, dalla

poetica dadaista dell’objet trouvè alle installazioni dell’arte povera, al mondo delle tecnologie elettroniche in continua evoluzione, la scelta è infinita, limitata unicamente dalle scelte poetiche di ciascun artista.

3/ Il Restauro.

Chiunque si dedichi al settore contemporaneo nell’ambito della conservazione, sia dell’arte che del design di modernariato, ha, o dovrebbe avere, un magazzino di “ricambi d’epoca”. I rottami sono spesso la materia prima di queste collezioni, motorini elettrici, contatti e circuiti ormai fuori produzione, viti e bulloni usati, sono indispensabili in molti casi se si vuole un intervento mimetico adeguato, ma anche la capacità di intervenire con i propri mezzi su materiali quali plexiglas e altre materie plastiche, circuiti elettrici, saldature non tradizionali, (per esempio su lamiere sottili), contribuisce ad allargare le competenze e quindi alle possibilità di intervento su manufatti recenti ma datati, costruiti con quello che il mercato offriva all’epoca e che attualmente non è più in produzione, come ad esempio le lampadine a baionetta con cui è illuminata molta dell’arte cinetica degli anni ’50 e ‘60.

Attività del corso:

1/ Progettazione di uno o più manufatti secondo il tema che verrà dato per ogni ciclo formativo.

La progettazione, inizialmente non verrà affrontata per i limiti di tempo del corso, che partirà su uno o più progetti proposti dal docente, verrà tuttavia illustrato il procedimento e si affronterà il work in progress che, lavorando su materiali preesistenti, necessiterà di variazioni in corso d’opera così come l’approvvigionamento dei materiali e delle tecniche adeguate per allestire e costruire i componenti necessari sarà comunque materia progettuale.

Un aspetto fondamentale sarà l’approccio generale all’assemblaggio che dovrà ricercare realizzazioni tecniche di rifinitura e precisione, l’accostamento di materiali usati a materiali nuovi richiederà uno studio approfondito delle modalità di integrazione e di costruzione attraverso una manualità di eccellenza.

Il corso prescinde dalle lavorazioni tradizionali che sono già sviluppate in altri ambiti formativi.

2/ Strumenti di lavoro.

Una volta definito il percorso, si procederà all’allestimento di microlaboratori personali in funzione delle tecniche prescelte, gli strumenti e le loro applicazioni saranno il risultato di ricerche in rete e avranno la funzione collaterale di creare un archivio di risorse open source.

Il reperimento delle risorse e dei materiali diventerà una delle fasi più interessanti del corso, inizialmente si provvederà a una disponibilità di risorse esistenti da integrare con ricerche focalizzate. I prodotti da riusare, o i loro componenti si possono trovare in diversi contesti, dalla cantina di casa ai mercatini di brocante o, ancora meglio, i cosiddetti “Souk”, che offrono una ampia scelta di tecnologie obsolete e materiali di scarto su cui si deve focalizzare un’attenzione mirata e molto selettiva. Altri luoghi di reperimento sono autodemolizioni e vendite di rottami.

Una delle possibili pratiche che verranno proposte, se ci saranno le condizioni e il tempo di farlo, è la visita a mercatini di questo tipo con

un preciso inventario di prodotti da individuare e acquisire, questa pratica verrà comunque consigliata come esperienza personale degli allievi e risulterà essere un esercizio di concentrazione e selezione per muoversi in un ambiente estremamente eterogeneo, saturo di distrazioni e di materiale inutile al fine del progetto.

3/ Realizzazione del progetto.

Lo sviluppo di abilità manuali insolite parte dalla necessità di saper smontare e estrarre gli elementi utili al progetto e l’eventuale raccolta di parti non immediatamente utilizzabili che diverranno un’ulteriore risorsa di approvvigionamento per il corso.

L’abilità nell’uso di saldatori a stagno, di micro frese Dremel e di attrezzi di uso comune quali cacciavite e pinze per l’estrazione, diventerà altrettanto necessaria quanto la capacità di assemblare le componenti scelte per il progetto.

Filosofia del corso:

Il mondo della formazione, specialmente a livello universitario, particolarmente nel mondo anglosassone, è orientato a premiare la specializzazione estrema, sembra considerare più utile avere personale con conoscenze limitate come ventaglio di possibilità ma con competenze molto approfondite nel settore in cui opera.

Questo principio è fondamentalmente orientato all’occupazione in campo industriale, sempre più esigente nella formulazione di processi tecnologici avanzati e con scarso interesse per la durata dei prodotti sviluppati, normalmente soggetti a una rapida o rapidissima obsolescenza. Volendo fare un esempio, l’I-Phone viene venduto a un numero enorme di persone di estrazioni sociali le più diverse, nonostante il costo elevato, grazie alle rateazioni che le compagnie telefoniche offrono ai loro utenti. Quello che succede è che mentre per gran parte dei consumatori è in corso il pagamento pluriennale di un I-Phone 6, accade che la Apple lanci sul mercato il modello 7, con caratteristiche molto più avanzate del precedente. Ne deriva che un numero esorbitante di consumatori non ha ancora finito di pagare un prodotto che è già obsoleto, (anche se un I-Phone 6 continua a funzionare egregiamente).

Il presente corso si presenta con una filosofia completamente diversa,  si può dire opposta, quello che propone è un tipo di produzione che, non solo non è industriale, ma neanche, in senso stretto, artigianale, si vuole individuare una figura nuova, (senza idealizzarne le possibilità professionali), che sia in grado di produrre manufatti di grande qualità partendo da tecnologie obsolete e senza conoscenze specialistiche.

La figura professionale che proponiamo è naturalmente soggetta a capacità molto eterogenee, dobbiamo in ogni caso confrontarci con manualità, conoscenze pregresse, possibilità economiche o disponibilità di tempo, quindi la possibilità di sperimentare in prima persona, avere hobbies di varia natura meccanica o elettronica eccetera.

Stabilito però un margine di capacità, la composizione tecnico-filosofica di questa figura è compatibile con molte delle attività canoniche dell’eccellenza artigiana, così come lo è, (non solo compatibile, ma necessaria), al mondo delle arti contemporanee, in qualche modo si propone come medicina all’eccesso di specializzazione.

Grazie allo sviluppo che ha avuto in rete il fenomeno del “Video tutorial”, cioè la spiegazione illustrata in

tempo reale della costruzione di apparecchiature autoprodotte da scarti industriali, oppure la semplificazione di procedimenti che normalmente richiedono attrezzature specialistiche di alto o altissimo costo, con strumentazione auto prodotta o facilmente assemblabile con materiali in libera vendita a costi contenuti, l’accesso a procedimenti interessantissimi è mediato dalla volgarizzazione, (in molti casi il termine non è a sproposito), di esperienze provenienti da studi approfonditi.

Naturalmente il rischio è quello della “Tuttologia”, termine che sembra incompatibile con la qualità in senso stretto, ma l’obbiettivo del corso è quello di integrare le capacità e le competenze di qualunque campo, con un senso ecologico, termine che vogliamo usare nel suo senso etimologico, studio, conoscenza della “Casa”, cioè dell’ambiente che ci sta intorno, nel quale viviamo, che oggi è ricco di molte opportunità che normalmente consideriamo danno ambientale.

Queata attitudine che in inglese si chiama “Home hack” o “Life hack”, da home – casa, life –vita e to hack, verbo il cui significato corrente di “smanettare” sul computer va integrato al significato originale di “squartare”, il che ci riporta alla capacità di aprire per prendere ciò che ci sarà indispensabile.

La capacità di vedere in un ventilatore rotto, in un computer obsoleto, in un mobile abbandonato o ingombrante, una risorsa piuttosto che un rifiuto che inquina, non è solo una attitudine morale, ma un’opportunità estetica, un potenziale che può essere espresso in molti modi, il corso di Autoproduzione si prefigge esattamente questo, apprendere la valutazione del potenziale delle tecnologie obsolete e usarle a vantaggio di un progetto di qualità.

Sviluppo, tempi e obbiettivi del corso

Il corso si comporrà di 12 interventi di tre ore, più una presentazione della durata di un’ora, 40 ore totali.

- La prima fase presenterà uno o più progetti, in funzione del numero di allievi, dove si esaminerà il procedimento, si individueranno le fasi di trasformazione, gli strumenti necessari e le risorse applicative in rete. Verranno anche acquisiti i materiali principali del progetto/i, la ricerca in rete di tutorial utilizzabili per il progetto, come ad esempio l’illuminazione a LED e il suo funzionamento, l’uso di alimentatori facilmente reperibili a costo zero e loro eventuale trasformazione, più l’utilizzo di prodotti concepiti per altri scopi.

- La seconda fase sarà caratterizzata dalla preparazione dei materiali, l’eventuale smembramento o disassemblaggio delle parti da riutilizzare, la catalogazione delle parti utilizzabili nel progetto, di quelle utilizzabili in altri progetti e di quelle inutilizzabili, destinate allo smaltimento. Si procederà dunque nel vivo al riconoscimento delle risorse, l’estrazione degli elementi necessari e la predisposizione di questi in funzione del progetto. Questa fase è la più delicata e richiederà un’attenzione particolare al rispetto dei passggi progettuali e alla predisposizione degli elementi nuovi in cui inserire quelli di recupero.

- La terza fase sarà quella realizzativa in cui materialmente il progetto verrà assemblato e concluso secondo standard elevati di finitura.

Il ridotto numero di ore a disposizione non permetterà di affrontare progetti complessi, ma sarà funzionale a comprendere il procedimento del riuso e dell’autoproduzione, la scadenza è inoltre un elemento formativo della professionalità, in quanto rende imprescindibile un rapporto equilibrato tra efficienza e qualità.

Il primo progetto proposto è la trasformazione di un mobile in una vetrina espositiva.

Il secondo progetto sarà la costruzione di una lampada, o la sua trasformazione.

L’interesse di queste due pratiche ha due diversi punti focali, formare una capacità tecnica di assemblaggio di materiali diversi quali il legno o il ferro, e affronta il problema dell’emissione di luce in bassa tensione, quindi ponendo problemi di un’alimentazione elettrica adeguata e una sicurezza nella manipolazione degli elementi usati.

La trasformazione di prodotti preesistenti, inoltre, pone un cambiamento estetico radicale: dalla chiusura, proprietà che privilegia ciò che sta dentro il mobile, si passerà alla visibilità, che mette in primo piano l’osservazione all’esterno del mobile, valorizzandone il contenuto. Nel caso della lampada, il cambio di tecnologia illuminotecnica darà luogo a possibilità estetiche inusuali, come la non visibilità del corpo illuminante, o il suo posizionamento diverso da quello proprio di una lampadina a incandescenza.

Questo tipo di riflessione sarà un leit motiv del corso, in quanto ogni trasformazione e riuso comportano una modifica non solo funzionale ma di significato, così come il concetto di vecchio che caratterizza l’oggetto obsoleto viene mutato in nuovo.

In conclusione, il corso offre un’opportunità a diversi soggetti, professionali o no, di scoprire la libertà di dotarsi di risorse che normalmente vengono affidate ad altri, principalmente a grandi gruppi commerciali, la cui filosofia è “usa e getta”.

Quest’anno le scuole San Carlo hanno intrapreso un progetto interessante, coinvolgendo i ragazzi nella realizzazione di tre totem destinati ai nuovi spazi dell’ex complesso industriale Incet, dove avrà sede “Open Incet”, un centro per lo sviluppo di nuove imprese innovative nel campo del sociale.

A questo lavoro abbiamo partecipato con la classe terza del corso di “falegnameria e costruzione del mobile” che ha dimostrato un notevole interesse per il progetto, dividendosi in gruppi di lavoro e portando a termine nelle date prestabilite un ottimo risultato.

BRAVI RAGAZZI!!!

E domani??? Sta per iniziare un nuovo progetto in collaborazione con la città tedesca di Karlsruhe, vicino a Stoccarda, per la quale costruiremo una speciale bicicletta: la draisine!!!

Gli insegnanti Cristina Falco ed Enrico Melchionna si sono recati a Karlsruhe in Germania per attivare una collaborazione ad un progetto per la realizzazione di una Draisina ad opera degli allievi San Carlo.

Karlsruhe è una cittadina di 300 mila abitanti, vicina al confine francese, a 80 km da Stoccarda. Ha dato i natali a due importanti personaggi storici che si chiamavano  entrambi Karl.

Karl III Wilheim durante una gita di caccia si addormentò nella foresta.  Sognò un sontuoso castello dal quale  dipartivano delle strade come raggi del sole . Carlo III Guglielmo mise allora su carta il piano della città che aveva sognato, fondando il 15 giugno 1715 la città,partendo proprio dal Castello di Karlsruhe.   I raggi del sole sognati da Carlo III Guglielmo si possono vedere ancora oggi anche nell’impianto urbano della città: il castello è situato nel centro di un cerchio, da cui si dirama una trama di strade radiali verso la città e di viali alberat i verso la foresta.

A Karl Drais si deve l’invenzione  della Draisina, nel 1816, uno dei primi velocipedi,  dalla quale derivò l’attuale bicicletta.

L’innovazione della draisina, si basa sull’introduzione della ruota anteriore sterzante applicata, come perfezionamento di una precedente invenzione progettata da Leonardo.

La Draisina ha due ruote allineate, ma senza i pedali ed i freni, per cui per la propulsione è necessario che il guidatore, seduto sul sellino come nelle attuali biciclette, eserciti una spinta puntando i piedi sul terreno. Sempre tramite l’uso dei piedi, il guidatore può anche frenare.

Essendo animato da forti ideali democratici, Karl Drais  sosteneva che tale mezzo poteva sostituire il cavallo, con un conseguente risparmio dei costi di gestione, allargando quindi la possibilità di trasporto personale veloce ad una più larga fetta di popolazione.

Da una decina di anni  si svolge una gara di Draisine, per rievocare l’invenzione di Karl Draise. Rolf Huber e Jurgen Walter hanno insieme realizzato un modello di draisina moderna partendo dal progetto originale fino a perfezionarlo sia a livello tecnico che estetico realizzando un prototipo di cui detengono il brevetto.

Le Scuole Tecniche San Carlo sono state contattate da Catia Tonin, che si occupa di sviluppare il progetto di costruzione delle draisina  all’ interno delle scuole portandolo ad un livello internazionale.

Le draisine attuali sono costruite con resine , materiali molto all’avanguardia ma di difficile lavorazione per la scuole. La nuova Kinder-Draisina verrà costruita in legno, al momento esiste solo un prototipo, rendendo il progetto di più facile costruzione nelle scuole.

Ad ottobre 2015 il laboratorio di falegnameria delle scuole San Carlo si cimenterà nella costruzione di una kinder-draisina in legno, durante la lavorazione Jurgen e Katia verranno a Torino per filmare il processo di lavorazione al fine di creare un video promozionale per far partecipare altre scuole al progetto.

Oggi le  kinder-draisina sono sempre più utilizzate dai bambini  per imparare l’equilibrio. A partire dai due anni  l”utilizzo della draisina facilita l’acquisizione dell’equilibrio rendendo più semplice  il passaggio alla bicicletta normale.

Quest’anno le Scuole San Carlo hanno proposto lezioni un po’ diverse dal solito, tenute da ospiti speciali, muniti di un bagaglio di conoscenze fondamentale per la formazione al lavoro e una caratteristica essenziale per la crescita professionale degli allievi: la passione.

Tra questi docenti-ospiti, Luciano Molinari il 13 gennaio 2015 ha tenuto una lezione interessantissima riguardante le essenze lignee nel corso della quale la protagonista della giornata è stata l’aroma del legno.

Luciano Molinari è un esperto e appassionato ebanista milanese che, nell’arco della sua carriera, ha collezionato più di 300 specie di legni provenienti da tutto il mondo e altrettante segature che, a distanza di molti anni, conservavano ancora intatte le loro fragranze.

Le essenze che Luciano ci ha fatto conoscere sono molto rare, come quella della sequoia, risalente a 30.000 anni fa e ritrovata dagli archeologi in Umbria, il Kauri millenario, un legno estratto in Nuova Zelanda da una antichissima foresta sepolta datata a 2 milioni di anni fa, che al tatto assomiglia al velluto, il sandalo, noto per il suo profumo usato nelle cerimonie reli

giose induiste e buddiste, e lo Snakewood che, oltre al suo particolare aspetto, che richiama la pelle del serpente, è anche uno dei legni più pesanti a mondo.

Ogni legno ha una sua storia particolare e affascinante che Luciano ha saputo raccontare coinvolgendo quasi tutti i nostri sensi: il tatto, la vista e soprattutto l’olfatto che, tra tutti gli altri, è il senso che più ha la capacità di  far rivivere ricordi nascosti nella nostra memoria.

 

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