Corso: Tecniche di Manutenzione Conservativa – arredi lignei

Tecniche di Manutenzione Conservativa

Tecniche di Manutenzione Conservativa

Anche quest’anno, il corso dedicato al restauro ligneo ha operato su una serie di manufatti tra cui il restauro di un portone affidatoci dal comune di Montaldo Scarampi (AT).

Le condizioni di stato in cui si trovava il portone erano discrete per quanto riguarda la struttura lignea, ma pessime per le alterazioni dovute a successive modifiche strutturali di precedenti restauri.

Nonostante queste difficoltà, il progetto si prospettava complicato per quanto riguarda la ricostruzione di alcune parti del portone, ma estremamente interessante per la novità nelle procedure che riguardano il restauro di manufatti collocati all’esterno.

Di conseguenza, ci siamo subito messi all’opera con grande entusiasmo!

Parte esterna del portone

Parte esterna del portone

PREMESSE

Le dimensioni iniziali del portone erano le seguenti  220 x 93.

La parte esterna del portone si presentava in un telaio con  due riquadri rettangolari (24 x 56) e al centro la formella (68 x 57) con il fregio principale raffigurante un giglio stilizzato; mentre la parte interna risulta a listoni lisci.

Le operazioni di restauro hanno interessato principalmente la parte esterna con la pulitura e la ricostruzione della zoccolatura e delle cornici riguardanti i riquadri e la formella. Si precisa che la zoccolatura è stata totalmente rifatta poiché si sono dovute modificare le misure di lunghezza del portone (231  x 93). Per quanto riguarda la parte interna, invece, si è eseguita una sverniciatura e una riverniciatura.

FASI DI LAVORAZIONE

Come prima fase di lavorazione, abbiamo smontato con i classici strumenti da banco (scalpelli, ecc.) tutte quelle parti che facevano riferimento a restauri precedenti che secondo noi non risultavano coerenti allo stile appartenente. Ad esempio, le foto qui sotto ritraggono il momento dello smontaggio delle cornici del riquadro rettangolare: da notare come il motivo decorativo della cornice non sia stilisticamente coerente con la parte centrale del riquadro.

Riquadro senza cornici

Riquadro senza cornici

Smontaggio cornici

Smontaggio cornici

Successivamente siamo passati a una seconda fase, ovvero la pulitura a secco della parte esterna del portone: è molto importante dedicare il giusto tempo a questa fase perché permette di riportare il legno alla sua patina originaria. I materiali e gli strumenti utilizzati sono stati: sverniciatori neutri, pagliette e … tanto olio, naturalmente, di gomito. Infatti, se per la fase dello smontaggio erano sufficienti poche persone, per quella della pulitura siamo ricorsi all’efficienza di quasi tutti i membri del gruppo.

Una volta che la struttura finalmente si presentava pulita dalla varie vernici, si è potuto, dopo una serie di valutazioni, passare al rifacimento delle cornici riguardanti i riquadri e la formella. Ci siamo accorti che la formella centrale si presentava divisa in due parti con piani sfalsati: di conseguenza abbiamo smontato la formella e abbiamo riportato le due parti sullo stesso livello.

I piani sfalsati della formella

I piani sfalsati della formella

Una volta ripristinati riquadri e formella, abbiamo applicato le nuove cornici.

Arrivati a questo punto, dovevamo intervenire sulla zoccolatura dal momento che le dimensione del portone dovevano essere adattate alla nuova struttura dell’edificio. Abbiamo valutato diverse soluzioni: inizialmente pensavamo di aggiungere un pezzo in fondo e ricoprire il tutto con uno zoccolo nuovo, però durante lo smontaggio del vecchio zoccolo ci siamo accorti che la superficie non poteva supportarne uno nuovo dal momento che si presentava molto tarlata. Allora, si è deciso di procedere con un completo smontaggio e rifacimento di tutta la parte dello zoccolo.

Nuova zoccolatura

Nuova zoccolatura

Lo zoccolo nuovo è stato costruito a tre strati,  in  legno di pino per la facciata interna e il corpo centrale in noce per la parte a vista, quindi, esterna.

Dopo aver quasi completato il restauro della parte esterna del portone, siamo passati alla parte interna. Il lavoro si presentava meno impegnativo, ma più complicato perché si dovevano asportare vari strati di smalti e vernici (sverniciatura con prodotto alcalino). Si è dovuto ricorrere all’ormai consolidato lavoro di gruppo!

Pulitura Parte interna portone

Pulitura Parte interna portone

A questo punto, siamo passati a una prima fase di stuccatura sia per la parte interna sia per quella esterna.  A questa è seguita la tinteggiatura con dell’impregnante tinta noce.

Applicazione ferramenta sulla nuova zoccolatura

Applicazione ferramenta sulla nuova zoccolatura

Il restauro, però, non era ancora terminato. Dovevamo occuparci ancora del nuovo zoccolo. Questo andava fissato sulla struttura con dei chiodi uguali a quelli già esistenti sulla parte superiore. Con il materiale a disposizione del laboratorio della sede di Asti, siamo riusciti a trovare la giusta soluzione per ottenere dei chiodi simili. Ultime operazioni sono state è state il fissaggio dello zoccolo sulla struttura e la verniciatura finale.

Dopo tutte queste lavorazioni il portone non sembrava più lo stesso!

E’ stato veramente impegnativo cimentarsi in un restauro così completo e organico, ma utile perché gli allievi si sono adoperati tutti assieme in diverse operazioni, apprendendo tecniche non ancora conosciute.

CONCLUSIONE

Giovedì 14 luglio siamo andati a Montaldo Scarampi (At) per la posa del portone. Si sono verificati problemi nella chiusura ma grazie all’intervento del sindaco e di un cantoniere, armati di smerigliatrice, scalpello e martello, hanno ritoccato le pareti nei punti in cui raschiava e il portone è stato finalmente montato.

È stata una soddisfazione vedere da parte del gruppo il restauro ultimato e riposizionato sia per la qualità ottenuta sia per i complimenti ricevuti da tutti i presenti.

Portone restaurato e montato

Portone restaurato e montato

Edizione: 2010 – 2011

Docente: Bianelli Fabrizio

Qui di seguito una galleria fotografia che mostra le diverse fasi di lavorazioni del restauro.

Nel corso dello stage, effettuato dal ­­­­ 31 gennaio all’11 febbraio 2011, noi sottoscritte Morena Coggiola e Isabeau Limardi siamo state proiettate in una realtà a noi sconosciuta: quella del mondo del lavoro. Prima di tale esperienza abbiamo imparato nozioni teoriche, preparatorie per il nostro futuro.

Siamo studentesse del “Liceo Artistico Benedetto Alfieri” di Asti, fino all’anno scorso riconosciuto come “Istituto d’Arte” di Asti, frequentiamo il quarto anno nella sezione Rilievo e Catalogazione e abbiamo deciso di affrontare un’esperienza di stage accumulando crediti formativi per aumentare il punteggio finale per l’esame di Stato.

Esperienza stage: Restauro Dipinti e Tele Antiche

Esperienza stage: Restauro Dipinti e Tele Antiche

METODI E TECNICHE DI RESTAURO

Dopo una prima parte dello stage dedicata alle spiegazioni teoriche, siamo passate alla parte pratica iniziando con la pulitura di un dipinto del 1700, pervenuto in laboratorio già rintelato, raffigurante il religioso Ignazio di Loyola. Esso presentava un lieve degrado dovuto all’umidità e alle vernici finali ossidate, un ingiallimento dovuto ai fumi di candela e decoesioni diffuse su tutto il film pittorico, in particolare sulla parte centrale alta e centinata dove era presente la cucitura della due tele. Prima di ogni intervento di restauro ci siamo documentate utilizzando internet per conoscere l’oggetto sul quale avremmo lavorato e il soggetto dell’opera. Quindi, abbiamo proceduto con le diverse fasi.

Tasselli di pulitura

Tasselli di pulitura

PULITURA

Il processo della pulitura è molto delicato poiché bisogna procedere per gradi, riducendo progressivamente le pellicole di sporco ed eventuali materiali alterati che si sono accumulati sull’opera. Abbiamo eseguito il Test di Feller e analizzato le caratteristiche dei vari solventi facendo piccoli tasselli di pulitura per verificare il solvente o la miscela di solventi più idonei. Si è deciso di utilizzare l’acetone per alcuni colori, mentre per altri la scelta è cadu ta sulla miscela di tensioattivi anionici e non ionici in rage minerali.

STUCCATURA

Per procedere con il processo di stuccatura, abbiamo preparato la colla di Lapin, provando l’adesività di questa mano a mano che procedevamo mescolando i vari componenti. A questa colla abbiamo aggiunto un antifermentativo e il gesso di Bologna a saturazione e abbiamo iniziato a stendere a pennello lo stucco, assicurandoci di utilizzarne la giusta quantità sulle lacune dell’opera e che non formasse bolle che, dopo l’essicazione, avrebbe creato nuovamente dei buchi.

Parallelamente alle operazioni descritte per il dipinto del 1700, abbiamo lavorato su un altro dipinto. Grazie a questa nuova opera da restaurare abbiamo potuto mettere in pratica altre tecniche che avevamo precedentemente studiato. Dopo che il dipinto è stato velinato (operazione che viene  eseguita per proteggere il dipinto durante le operazioni di restauro per evitare che parti di pellicola pittorica si stacchino), abbiamo iniziato il nuovo intervento con la foderatura.

FODERATURA

La foderatura è un processo necessario qualora la tela abbia perso la sua funzione autoportante e consiste nel sovrapporre una nuova tela a quella originale. La tela viene lavata più volte in acqua a diverse temperature in modo da evitare successivi restringimenti della tela nelle operazioni successive, viene poi fatta asciugare lontano da fonti di calore dirette. Dopo questo procedimento abbiamo teso la tela su un telaio interinale ad espansione regolabile (si tratta di un telaio in alluminio formato da diverse aste con lunghezze diverse che possono essere incastrate tra loro per formare un telaio delle dimensioni desiderate, ai lati ci sono dei ganci in metallo che permettono di agganciare con facilità la tela, mentre agli angoli ci sono degli espansori regolabili utilizzati per il tensionamento della tela), successivamente la abbiamo ancora bagnata con uno spruzzatore, infine siamo passate a  tensionarla nuovamente.

COLLA – PASTA ALLA ROMANA

Dopo la preparazione della tela abbiamo iniziato a preparare la colla-pasta alla romana che è stata utilizzata nella fase successiva di restauro: il rintelo. La colla – pasta viene preparata con farina di grano tenero tipo “00”, acqua, colletta, trementina veneta (resina naturale di conifere) e un fungicida. Abbiamo sciolto la farina in acqua fredda e poi l’abbiamo cotta a bagnomaria aggiungendo poco alla volta la colletta (precedentemente preparata). L’allume di rocca, la trementina veneta e il fungicida.

Il rintelo

Il rintelo

RINTELO

Abbiamo steso la colla – pasta su tutto il retro del dipinto con un pressoio in legno prima di tensionarlo sul telaio interinale per continuare a pressare in modo da far aderire il dipinto  e far uscire la colla in eccesso aggiungendo nuova colla – pasta in presenza di scodellature. Nello stendere la colla siamo andate oltre i bordi del dipinto per assicurarci che questi si incollassero perfettamente. Non si deve far asciugare completamente la colla – pasta in modo da poter appiattire eventuali irregolarità con la stiratura.

STIRATURA

Poiché il dipinto sul quale stavamo lavorando presentava alcune scodellature, abbiamo proceduto con la stiratura del retro del dipinto. Abbiamo inumidito le superficie della tela, interposto poi un foglio di carta bisiliconata tra la tela e il ferro e abbiamo iniziato a pressare la tela con il ferro caldo (assicurandoci che questo non avesse temperature troppo elevate. Per far ciò si pone la mano sul dipinto, dopo il passaggio del ferro, controllandone la temperatura in quanto non deve mai scottare).

SVELINATURA

Questo procedimento viene eseguito direttamente sul telaio interinale disposto verticalmente. Con una spugna si applica sulla superficie del dipinto un po’ di acqua prima fredda in modo da favorire il distacco completo della carta utilizzata per la velinatura e poi tiepida per eliminare eventuali residui di colletta asciugando, poi, con un panno asciutto.

INTELAIATURA DEFINITIVA

Dopo la svelinatura abbiamo proceduto a posizionare il dipinto sul telaio definitivo in legno con chiavi di tensionamento. Questa operazione richiede molta attenzione poiché la tela va fissata e tesa in maniera molto precisa. Abbiamo appoggiato la tela sul telaio in legno (costruito appositamente per supportare questo dipinto) e abbiamo messo un paio di chiodi al centro di ogni lato in modo da fissarla un po’. Abbiamo poi iniziato a inchiodare metà di ogni lato (sempre procedendo per lati opposti: sistema detto “a bandiera inglese”). Per far penetrare le sellerine, nome dei chiodi,  per circa tre quarti della loro lunghezza ci siamo servite della pinza tenditela Si completa il lavoro su tutti i lati del dipinto e, successivamente, sempre con l’aiuto della pinza tenditela, si fanno definitivamente penetrare i chiodi nel telaio. In ogni fase dell’operazione di intelaiatura si procede dal centro verso l’angolo del telaio, assicurandosi di tendere sempre la tela. Con il bisturi si taglia la tela in eccesso a livello del telaio o la si ripiega sul retro. Quindi, si procede con la stuccatura e l’ integrazione pittorica.

COMMENTO

L’esperienza è stata davvero unica: è stato bellissimo mettere in pratica ciò che avevamo studiato a scuola e ciò che ci è stato trasmesso durante lo stage. Abbiamo imparato nuove nozioni teoriche e come si interviene in modo pratico per restaurare un’opera.

Ringraziamo il Prof. Barberis per questa opportunità che ci ha offerto e per ciò che ci ha insegnato. Speriamo di poter presto collaborare con lui.

Ci siamo iscritti al corso di Restauro di tele antiche per fare un’esperienza nel campo del restauro delle tele, essendo venuti a conoscenza della validità delle Scuole Tecniche San Carlo.

Stefano coltivava un’aspirazione in ambito lavorativo, Emanuela pensava di ampliare il proprio bagaglio di conoscenze. In entrambi i casi l’aspCorso Tecniche di Restauro di Tele Anticheettativa legata alla serietà della scuola non è andata delusa.

Le prime lezioni sono state teoriche e ci hanno dato un quadro generale della complessità del restauro in tutte le sue componenti, a partire dai materiali da utilizzare, poi il rintelo, i metodi di pulitura, il ritocco con acquerello etc.

Poi siamo passati alla pratica.

Il soggetto del quadro, su cui abbiamo lavorato, era di tipo religioso, raffigurante una Madonna in trono con bambino e due santi ai lati, e di epoca settecentesca.

La tela propostaci versava davvero in cattive condizioni. Presentava delle fortissime decoesioni sia della pellicola pittorica che, in alcuni punti, della preparazione di fondo, oltre ad una lacerazione della tela. E’ stato difficile trovare un metodo efficace per ricongiungere i lembi lacerati e ci è voluta tutta la sapienza di Claudio (il nostro maestro) per riportare in asse l’immagine e riunire le due parti.

Abbiamo eseguitoCorso Tecniche di Restauro di Tele Antiche il consolidamento della pellicola pittorica e dell’imprimitura usando carta giapponese e plexisol per evitare l’ulteriore distaccamento del colore.

In seguito abbiamo pulito la parte posteriore della tela, poi l’abbiamo stirata usando la carta bi siliconata ed un apposito ferro da stiro.

Intanto avevamo preparato la colla pasta alla romana come novelli chimici … con buon esito!

Siamo poi passati al rintelo con il telaio interinale: non è stato facile per noi ‘profani’ mettere in tensione la tela, in quanto è un’operazione che richiede esperienza e anche l’uso della forza fisica.Corso Tecniche di Restauro di Tele Antiche

Dopo aver tolto la carta giapponese siamo passati alla pulitura eseguita con l’acetone su tamponi, dopo aver preventivamente fatto alcune prove sulle parti meno in vista del dipinto, onde evitare danni all’immagine. La pulitura ci ha richiesto più lezioni in quanto il quadro era molto sporco … secoli di escrementi di insetti, fumi di fiaccole e di candele!

L’operazione della stuccatura non è stata da meno in termini di tempo, perché il dipinto presentava intere zone decoese. In seguito all’essicazione dello stucco, lo abbiamo livellato con una retina in ottone.

Adesso bisognava incominciare con il ritocco.

Metter mano ad un dipinto antico comporta superare il timore di danneggiarlo, anziché restaurarlo!

Il ritocco è stato inizialmente eseguito con acquerelli, come base preliminare per celare le stuccature e aiutare nella fase successiva con i colori da restauro.

La difficoltà, sia con gli acquerelli che con i colori da restauro, consiste nell’individuare l’esatta tonalità cromatica tenendo conto delle varie sfumature originali del dipinto. Claudio – dall’alto della sua maestria – ci diceva “Ma non lo vedi che colore è?”. Ma non è per nulla facile, soprattutto per chi è alle prime armi. Insomma, anche questo è stato un lavoro lungo e di pazienza (anche di Claudio!). Capire come riprendere il colore dell’abito del santo, piuttosto che dei drappeggi dell’abito della Madonna o dell’incarnato dei volti è stato arduo, ma si è rivelata una bell’esperienza.

Adesso che l’abbiamo terminato è una grande soddisfazione vedere rinato il dipinto su cui, una sera alla settimana, abbiamo lavorato per mesi.

Stefano Pepponi ed Emanuela Arena (allievi del corso)

Madonna col bambino (PRIMA)

Madonna col bambino (PRIMA)

Madonna col bambino (DOPO)

Madonna col bambino (DOPO)

 

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